Poesie

PARODIA EROTICA DELLA DIVINA COMMEDIA

RICORDI EROTICI

Parodia erotica della divina commedia

PARADISO, Canto XXI

Io veggio ben il rutto che m'accenna
ma il cazzo ch'ella aspetta il come e 'l quando
del dire e del tacer,si sta, ond'io
contra il disio,fo ben ch'io non dimando.
Per ch'ella,che vedea il disio mio
nel veder di colui che tutto vede
mi disse : Solvi il tuo caldo disio.
...........................................
Io stava come quei ch'n  se repreme
la punta del  disio e non s'attenta
di domandar; si' del chiavar si teme.
E la maggiore e la più luculenta
di quelle belle putte innanzi fessi
per far di se la mia voglia contenta.
Poi dentro a lei udii : Se tu vedessi
come la voluttà che tra noi arde
i tuoi voleri sarebbero espressi,
ma peché tu chiavandomi non tarda
nell'altro foro,io saro' ben disposta
a lasciarti entrar dove ti riguarda !
Una grande usura tanto non si tolle
contra il piacer del cul,quanto quel frutto
che fa il cor delle monache si folle
che quantunque  adoprato guarda tutto
cio' che la gente a Venere dimanda
non di parenti, ne' d'altro più brutto.
La carne de' mortali é tanto blanda,
che sol non basta  buon cominciamento,
che da piacer e poi spasmo commanda.
La dolce donna dietro a lei mi pinse
con un sol cenno su per quella scala
si' suo disio la mia natura vinse
ne' mai qua giù dove si monta e cala
lubricamente, fu si' ratto moto
ch'agguagliar si potesse a la mia ala.
S'io torni mai,lettor,a quel ben noto
triunfo al quale io penso spesso
li miei coglioni e il cazzo mi percuoto,
tu non avresti in tanto tratto e messo
in potta il dito,in quant'io vivi 'l segno
che segue il rutto e fui dentro con esso.
O gioiose putte,o conno pregno
di gran piacer,del  quale io riconosco
tutto del mio cazzo il suo ingegno
con voi nasceva  penetrando vosco
come generator di mortal vita
quando io sentii di prima l'aer fosco
e poi quando mi fu grazia largita
d'entrare ove la lussuria gira
e permette a' piaceri la sortita.
A voi carnalmente ora sospira
il corpo mio per acquistar virtute
col cazzo forte che a se'  lo tira.
Tu se' si presso a l'ultime fottute
comincio' Beatrice, che tu dei
aver le voglie chiare e acute.
E pero', prima che tu più t'inlei,
rimira in giù e vedi il foro tondo,
sotto li piedi già fremir lo fei
si' che il nerbo quantunque più giocondo
si presenti all'entrata trionfante
ché la più lieta cosa è nel mondo.
E sette volte mi si dimostraro
come valenti i cazzi e son veloci
quando si trovano nel buon riparo
delle potte che li fan tanto feroci.


Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2011