Poesie

PARODIA EROTICA DELLA DIVINA COMMEDIA

RICORDI EROTICI

Parodia erotica della divina commedia

INFERNO, Canto XXV

Fornicazione Dantesca

Se tu sé lettore a creder lento
cio' ch'io diro', non sarà maraviglia,
ché io che 'l vidi, a pena il mi consento.
Io lo tenea levato in su le ciglia
il cazzo che con fuga ben si lancia
nel conno o altro foro ove s'appiglia.
Col piè in mezzo io avvinsi la pancia,
li deretani a le coscie distese
e miseli la coda tra 'mendue
e dietro par le ren su la ritese.
Ellera abbarbicata mai non fue
ad alber si come esta putta fiera.
Alle mie membra avviticcchio' le sue
che s'appiccar come di calda cera
fossero state e mischiar lor colore.
Né l'uno né l'altro già parea qual era
come procede innanzi da l'ardore
per lo papiro suso un color bruno
che non è nero ancora e 'l bianco more.
Fersi le braccia due di quattro liste
le coscie con le gambe e 'l ventre e 'l cazzo
divenner memra che fuor mai viste.

Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2011