PARODIA EROTICA DELLA DIVINA COMMEDIA
RICORDI EROTICI
Nel mezzo delle coscie d'Annarita
Mi ritrovai per una selva oscura,
La via del pene era smarrita
Verso questa agognata fottitura.
Esta selva selvaggia e aspra e forte
Di lungo pelo mi facea paura,
Le mie dita parevan troppo corte
E trovare il passaggio cosa dura
Fra tanto pelame ai penetrali
E per trovar il ben ch'io vi trovai
Dovetti aver ricorso a modi tali
E non so ben ridir come v'entrai,
Tant'ero pien di fregola a quel punto
Che la verace via abbandonai.
Ma poi che fui presso del culo giunto
Là dove terminava quella valle
Che mi avea di desio il cor compunto,
Guardai in alto e vidi alle sue spalle
Le natiche lontane dalla meta
Che mena dritto il cazzo nella calle
Ove mai entra il raggio del pianeta.
Mi volsi allora a rimirar lo passo
Che già mai trascuro' omo dabbene
Poi ch'ei, posato un poco il corpo lasso,
Riprende via per il piacer del pene.
Sicché, con le dita sempre al più basso,
Frugai bene ogni andito del vello
Finché palpai l'umido radicale
Che distilla l'entrata del cancello
Per favorir l'azione genitale.
Uscito fuor dal pelago alla riva
La fonte ricercai della colata
Cercando d'attizzar la fiamma viva
Come fan quei con la lena affannata.
Cosi' guidato nel peloso sito
Con la test'alta e con rabbiosa fame
Il cazzo penetro' nel luogo ambito
Ove potea soddisfar le sue brame.
Poi giunse il tempo che pender lo face
E vederlo cosi' fu cosa trista
E Anna-Rita non mi dette pace
Volendo quel che volontier s'acquista
Quando si entra là dove il sol tace.
Cosi' fottendo consumai la 'mpresa
Che fu nel cominciar cotanto tosta,
La viziosa apprezzando l'alto effetto
Che fa l'uscire e entrar il chi e il quale
Non parea indegna ad omo d'intelletto
Che, fornicando, aumenta il sale
E s'apparecchia a sostener la guerra
D'un cazzo che ignora la pietate
E quando sceglie i fori mai non erra.
O Priapo divino, or m'aiutate !
Guarda la mia virtu' se l'é possente.
Per questa andata onde li dai tu vanto,
Mezzo secolo ando' sensibilmente
Ben stabilita per lo loco santo,
Ma, se non ho quest'arte bene appresa,
Ben misero saro' in questo letto
Se non cinquanta volte fia raccesa
La fiamma che fa sol il suo diletto !
L'ora del tempo e la dolce stagione
L'entrare e il sortir da quella selva
Di ben sperare mi dava cagione,
Ma la fame di cazzo della belva
Tempero' presto la mia ebbrezza.
Con la paura ch'uscia di sua vista
Ella mi porse tanto di gravezza
E mise il fine a questa storia trista.