PARODIA EROTICA DELLA DIVINA COMMEDIA
RICORDI EROTICI
Seduto sull'erba, a lei dirimpetto,
ammiravo la coscie d'Annarita
lascivamente assisa sul muretto,
di Fryne la bella leggendo la vita.
A un tratto fece un balzo prodigioso,
levando il suo vestito ad un'otta,
mostro' nudo il corpo ch'era peloso
sol al pube e intorno alla potta.
le dissi :
"Infila a cavalcioni il mio cazzo,
cavalca a lungo secondo il disio;
a me darai pure gran sollazzo
se riesco a ritenere il seme mio."
La bella come Fryne era puttana
ma chiavava solo per piacere,
non per denaro come cortigiana
ché nel suo culo aveva un braciere
riscaldando talmente l'appetito
ch'era d'uopo saziare in ogni modo
senza curarsi del come o del sito
ma con un cazzo pronto e ben sodo.
Di carezze non era molto ghiotta
e con arte si doveva modulare
la frizione nel culo o nella potta
cosi' a l'uscire come all'entrare.
Voleva pure, quando era saziata
che il cazzo fosse ancora in erezione
e che, dopo la lunga cavalcata,
lo riservassi alla fellazione
ch'ella, come a Bologna ben faceva,
secondo l'arte millenaria nota,
imboccandolo tutto lo prendeva
senza spargere goccia sulla gota.
Il seme bevuto fu aperitvo
e sveglio' la fame della baccante,
a riprendere il gioco fui retivo
malgrado l'entusiasmo debordante.
Per fortuna sapevo dar sollazzo
come a Lesbo ci fu insegnato,
il altri modi, senza oprar di cazzo
dando piacere quasi illimitato.
Dopo tal lussuriosa esperienza
pensai al meccanico soccorso
che se non da di Venere l'essenza
più a lungo di chiavare regge il corso.
Fu cosi' che un elettrico congegno
per l'assistenza fu il benvenuto,
e Annarita mando' bene a segno
ogni orgasmo quando avria voluto.