PARODIA EROTICA DELLA DIVINA COMMEDIA
RICORDI EROTICI
Bel fiore di Sicilia, direi anzi frutto
Ché ben carnosa e succulenta mi parevi,
già negli occhi tuoi neri si vedeva tutto
cio' che con l'anima e il corpo tu potevi.
Temevo suo padre armato di bastone
men che il sorriso di sua madre allettante
che, cercando a sua figlia una situazione,
del corpo avria fatto mercato come tante.
Sul suo ripiano mi scrutava di sottecchi
quand'io salutavo tutta la famiglia,
spesso alla sua voce prestavo gli orecchi
quando essa cantava dietro la sua griglia.
Un giorno, sola, l'incontrai nella strada
e non c'incombrammo di vane chiaccherate.
Le dissi : per parlare vorrei che tu vada
vicino al convento delle Murate.
Mi tenne parola e quattro giorni dopo
ce ne andammo insieme in filovia
presso Fiesole, in un boschetto ad uopo
ben nascosti agli sguardi di chicchesia.
Con un bacio ardente le chiusi la bocca
allor che mi diceva : si, ti amo tanto!
Non volli aggiungere una parola sciocca,
poi la strinsi più forte e, come per incanto,
languidamente svenne nelle mie braccia.
Le sue restarono invece penzolanti
e non sbiadi' il rossor vivo della faccia,
il suo sguardo brillava come avanti
e mormoro' con le lacrime agli occhi:
da tempo questo istante ho desiderato
ma ti prevengo che se l'imen mi tocchi
da mio padre sarai forse trucidato !
Rilasciai le braccia, restai perplesso
considerando il prezzo dell'amplesso.
Restiamo sulla soglia del piacere,
mia cara Aida, vieni, non temere
che la sacra membrana sia rotta !
Di quel che non faremo nella potta
d'altre maniere Venere è prodiga
e Cupido dirige ben la biga.
Ritornammo assai spesso nel boschetto
e ogni volta prendemmo più diletto,
ma il padre mise fine ai nostri spassi
ritornando in Sicilia pien di sassi.